Il legale risponde – Fratello Cane e sorella Gatta

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Già nel 1200 Francesco d’Assisi, Santo patrono d’Italia, aveva capito il valore degli animali e il dovuto
rispetto che gli stessi meritava- no in quanto creature di Dio. L’animale sin dai tempi più antichi ha sempre convissuto con l’uomo ma al sol fine di essere utilizzato e o addirittura sfruttato. Non è difficile immaginare il
mulo sovraccaricato di pesi da trasportare, il cane lasciato all’agghiaccio a fare la guardia, il cavallo usato per tirare per lunghi tragitti pesanti carrozze, se non gli animali sottoposti a gravi torture ed usati come cavie per esperimenti ecc… .

L’animale anche oggi è spesso utilizzato per soddisfare molte esigenze dell’uomo ma l’approccio verso questi si sta sempre più evolvendo ed oggi sono rivalutati e rispettati quali esseri viventi. La normativa è cambiata e avere un animale impone tanti doveri, ampiamente ricambiati da tanto amore, che solo alcuni anni fa non si immaginavano nemmeno e che possono essere simili agli obblighi verso i figli.

Analizziamo alcuni doveri che oltre ad essere previsti in modo specifico e/o generico dalla legge sono stati concretamente ribaditi in svariate sentenze di condanna di proprietari quantomeno “disattenti”:

1) Avere un animale impone al suo proprietario di curare anche la sua pulizia e pertanto lasciarlo a se stesso e quindi in pessime condizioni igienico-sanitarie configura la responsabilità del reato di cui all’art. 544 ter c.p.
Così come previsto dalla recente sentenza della Cassazione Penale n. 16042 del 11/4/2018;

2) La recente sentenza della Cassazione Penale n. 15076 del 5/4/2018 prende anche in considerazione il reato di cui all’art. 727 c.p. che vieta di tenere animali in condizioni incompatibili con la loro natura. Questa norma va ricordata ai tanti che considerano gli animali come oggetti e li vogliono trasformare secondo i loro gusti: Il “leone
non può diventare gattino”; ma sono molte le persone che prendono un animale
senza interessarsi della natura dello stesso, delle sue necessità e delle sue caratteristiche e lo immettono in un contesto, ottimo per noi umani, ma particolarmente inadatto e stressante per l’animale configurandosi così il reato di comportamento colposo di incuria ex art. 727 c.p.;

3) Ovviamente è considerato un grave maltrattamento e produttivo di sofferenze fisiche incompatibili con la natura dell’animale l’uso di collari anti-abbaio ad impulsi elet- trici (Cass. Pen. N. 3290 del 24/1/2018);

4) grave reato penale è la soppressione senza necessità degli animali in as- senza di patologie così come affermato dalla Cass. Pen. N. 4562 del 31/1/2018;

5) Non meno grave è il commercio illecito dei cani provenienti dalla Romania ed altri paesi stranieri, ravvisandosi il reato di maltrattamento di animali così come previsto dalla Cass. Pen. n. 1448 del 15/1/2018;

6) la Cassazione poi, con sentenza n. 5979 del 2013 conferma che la c.d. zooerastia può essere penalmente
rilevante come maltrattamento di animali (art. 544-ter c.p.);

7) non sono esenti da colpe e controlli alcuni organi istituzionali, infatti la sentenza della Cassazione Penale n. 14360 del 28/3/2018 ha condan- nato anche un Canile Municipale per la configurabilità dell’art. 727 c.p detenendo animali in condizioni incompatibili con la loro natura e la stessa sorte è toccata al gestore di un Circo per la detenzione di elefanti in catene in condizioni incompatibili con la loro natura (Cass. Pen. N.
10164 del 6/3/2018);

8) In alcuni casi il reato è commesso da persone che non immaginavano nemmeno di mettere in
atto un comportamento sbagliato ed ad- dirittura un illecito penale. Va infatti ricordata la sentenza della III sezione penale della Suprema Corte n. 29894/2018 che ha condannato la proprietaria di un cane rea di averlo lasciato solo per 15 giorni nel proprio giardino durante le sue vacanze estive.

A nulla è valsa la circostanza che l’animale avesse ciotole con acqua e cibo a disposizioni, poiché ciò non corrisponde a prendersi cura degli amici
a quattro zampe. Le condizioni precarie di salute del cane sono state ritenute idonee a far indagare la proprietaria per il reato ex art. 544-ter del codice penale.
I maltrattamenti degli animali, come de- scritto, sono dei veri e propri reati e per- tanto sono perseguiti da tutti gli organi di Polizia Giudiziaria quali la Polizia di Stato, i Carabinieri, la Guardia di Finanza, i
Corpi di Polizia Municipale, la Polizia Provinciale, il Corpo Forestale dello Stato ma con la legge 189 del 2004 sono state istituite in via specifica le GUARDIE ZOOFILE che quali agenti di Polizia Giudiziaria si dedicano alla tutela e la repressione dei reati commessi sugli animali.

Avv. Alessandro Franchi

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