La crisi della coppia – Addebito della separazione e le prove necessarie

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L’altro giorno, in parrocchia, una coppia di anziani signori ha festeggiato 50 anni di matrimonio: non più un record di longevità, ma di sopportazione.

In questo periodo la crisi del rapporto coniugale è diventata la norma rispetto all’eccezione della indissolubilità.

 

Come mai?

Ovviamente ogni circostanza ha una molteplicità di cause e molte sono le cause del prolificarsi delle separazioni. Ricordiamo che, seguendo il principio religioso della sacralità del matrimonio, prima della riforma del diritto di famiglia non era proprio previsto lo scioglimento del vincolo coniugale.

La società era fortemente maschilista e molto spesso le donne erano costrette a subire senza lamentarsi le problematiche del rapporto e la “patria potestà”. Fortunatamente i tempi sono cambiati e una concezione paritaria tra i due sessi non obbliga più nessuno a subire mortificazioni e sottomissioni.

Ovviamente a questo importante miglioramento è connesso anche un rovescio della medaglia: siamo nell’epoca del consumismo, nessuno perde tempo ad aggiustare, è molto più facile e bello vivere l’emozione dell’oggetto nuovo.

Come per gli oggetti, anche il coniuge è più facile ed emozionante cambiarlo piuttosto che impegnarsi a capirlo, rispettarlo, sacrificarsi e lavorare continuamente a costruire e mantenere vivo il rapporto. Adeguandosi ai tempi quindi sono state semplificate anche le procedure per la chiusura dei rapporti coniugali, sono stati introdotti strumenti stragiudiziali ed accorciati i tempi della separazione onde giungere al definitivo divorzio molto più facilmente e velocemente.

Si è radicato il principio generale che se il rapporto di coppia si è deteriorato è conseguenza di un incolpevole divergenza caratteriale degli sposi o di un paritario concorso di colpa. Quando però uno dei coniugi si sente vittima incolpevole e non vuole addebitarsi colpe non sue deve affrontare un più attento e lungo processo giudiziario che analizzi i fatti, validamente provati, che hanno determinato la crisi.

Viene portata all’attenzione dei lettori la recente ordinanza numero 16980/2018 della Cassazione tesa ad individuare quali sono le prove utili ad imputare la responsabilità del divorzio al marito o alla moglie. Come spesso accade un elemento scatenante della rottura è la presenza del terzo incomodo e la relativa accusa di tradimento.

Ricordiamo che nelle aule di Tribunale il matrimonio viene valutato come un contratto e pertanto il tradimento non viene valutato sotto un aspetto romantico o etico ma come l’inadempimento dell’obbligo di fedeltà sottoscritto durante la celebrazione a norma dell’articolo 143 c.c. : “Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri. Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale [146], alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione…”.

Appare chiaro che il coniuge fedifrago è colpevole e deve risarcire il danno, ma come dice la Cassazione in modo univoco ed anche nella suddetta ordinanza, non si può condannare una persona a risarcire un qualcosa che non è stata danneggiata perché era già rotta quando c’è stato il comportamento sbagliato.

Spieghiamo meglio: per accertare la responsabilità dell’altro coniuge non basta dimostrare di essere stati traditi, al contrario è necessario dimostrare il nesso di causalità tra il tradimento e la fine del rapporto. Alla controparte spetta dare poi la prova contraria.

La Suprema Corte ribadisce quindi che i Giudici devono accertare anche il nesso di causalità e che la mera prova del tradimento non è di per sé sufficiente ad addebitare la separazione, anzi, addirittura la richiesta di tale prova senza nesso di causalità può essere anche non ammessa in quanto non influente nell’accertamento dell’addebito.

Nel caso esaminato si è accertato che dopo il tradimento, benché acclarato, la coppia era ancora in sintonia. La crisi è avvenuta dopo per altre cause non meglio provate e pertanto non essendo stato riscontrato il nesso di causalità tra il tradimento e la separazione questa non può essere addebitata alla moglie.

Va riscontrata una certa difficoltà a provare un nesso di causalità esclusivo o predominante e quindi la maggior parte dei casi finisce con il salomonico e presunto concorso di colpa.

Avv. Alessandro Franchi

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