“Scrivendo Assaggiando” di Giulia Chianese

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La zia di Adelina non sembrava una suora ma aveva deciso di diventarlo. Nessuno sapeva bene
se avesse davvero sentito la famosa vocazione o se fosse una sua reazione al non ritorno. Sì, perché tutti sapevano del suo amore per Ciro o marenariello. Era proprio bello Ciro e tutte le ragazze del paese si emozionavano quando passava, quei capelli ricci e neri come il carbone contrastavano un
po’ con la sua pelle chiara con qualche lentiggine sul naso “ e cacciuttiello” che era delizioso in
mezzo a quella faccia tutta sorrisi un poco maliziosi. Gli occhi a “ zinnariello” nocciola con qualche riflesso verde e la bella bocca perfetta piena di denti bianchissimi facevano il resto.

Poi, la sua andatura sicura e le spalle larghe completavano un quadro che andava oltre l’ordinaria bellezza.
Lui era proprio un Apollo e lo sapeva bene.
La zia di Adelina si chiamava Antonia ed era una
ragazza robusta e di bell’aspetto, alta e formosa ma senza fronzoli. Quasi nascondeva la sua
figura sensuale nei vestiti perché non voleva apparire seducente. Era tutta doveri e responsabilità ed era innamorata di Ciro fin da piccola, quando giocavano
insieme a casa del nonno a carte e lui la lasciava sempre vincere perché anch’egli innamorato quasi dalla nascita. Erano nati lo stesso giorno dello stesso mese dello stesso anno da due amiche e cugine ed è come se il loro destino fosse stato segnato da quell’evento; poi, lui era partito “marenaro” con suo zio Giacomino e dopo tre o quattro volte non era tornato più nè aveva dato notizie.

Antonia era dimagrita molto e portava sempre vestiti scuri e tristi e aveva deciso di farsi suora come sua sorella maggiore di dieci anni più vecchia di lei. Solo che sua sorella era brutta assai e pure un poco antipatica. Una cosa, però sapeva fare molto bene: gli struffoli di Natale. Insomma, quel natale Antonia era in convento
ospite di sua sorella e sì mise anche lei all’opera per fare struffoli per tutto il paese com’era da
tradizione, quando, sotto il finestrone della cucina
sentirono cantare “ oí vita, oi vita mia… oí core e chistu core sì stato o primmo ammore…”

Antonia prese le scale con tanta di quella foga che fece cadere una guantiera grandissima piena di struffoli che volarono per tutti i gradini ed il grande salone come a benedire questo ritrovato amore.
Antonia non chiese mai a Ciro il motivo della sua lunga assenza, forse lo aveva capito. Quelli erano tempi dove si facevano poche domande e la consapevolezza era quasi esoterica.

Così, l’amore tolse una suora al mondo e donò sei figli belli come Ciro e Antonia. Un amore salvatosi nei giorni precedenti il Natale, nel gelo delle strade sempre affollate e profumate dai chicchi d’oro e dalle bucce di mandarino, nel mistero della venuta al mondo e del ritorno, senza soluzione ma con dentro un silenzioso e sentito “ grazie”.

INGREDIENTI

FARINA 500 gr
4 TUORLI D’UOVO
2 LIMONE scorza
ZUCCHERO colmi – 2 cucchiai da tavola
BURRO 40 gr
SALE 1 pizzico
MIELE 300 gr
Buccia di un mandarino tagliata a fettine
sottili
ZUCCA CANDITA 150 g
CONFETTINI COLORATI d’argento –
q.b.OLIO DI ARACHIDI
1 ZUCCHERO
150 gr CEDRO CANDITO
50 gr ARANCIA CANDITA 50 gr

Preparazione
Impastate la farina con lo zucchero, le uova, il burro, la buccia grattugiata del limone e un pizzico di sale, lavoratela bene, poi prendendone un pezzo per volta, formate dei bastoncini dello spessore di un centimetro che taglierete a dadini, infarinerete e friggerete, pochi in olio bollente a calore moderato.

Quando saranno dorati, poggiateli su una carta assorbente.
Fate scaldare in un largo tegame il miele e lo zucchero con 3 cucchiai di acqua.
Quando lo sciroppo avrà preso un colore dorato, versatevi gli struffoli con una parte dei canditi e le bucce di mandarino e girate velocemente con un cucchiaio di legno.
Rovesciateli su un piatto da dolce e decorateli con la frutta candita

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